Decisioni Sostenibili
Decisioni sostenibili: perché la testa da sola non basta
di Mirco Soprani – CEO LIFE SKILLS® Business
Paolo è il CEO di un’azienda del settore Hi-Tech, abituato a prendere decisioni sotto pressione. La sua fama in azienda? “Quello razionale che ha sempre tutto sotto controllo.”
Un giorno si siede di fronte a me con una faccia che non gli avevo mai visto.
“Ho preso la decisione giusta,” mi dice. “…i numeri lo confermano. Eppure… non riesco a dormire.”
Aveva siglato un’acquisizione, perfetta sulla carta. Ma tre mesi dopo l’acquisizione, la fusione stava generando conflitti interni che nessuno aveva previsto. Non perché la strategia fosse sbagliata. Ma perché le persone — i team, i manager, le culture aziendali — non erano mai state davvero considerate nel processo.
Paolo aveva usato la testa. Solo la testa. Ma decidere solo con la testa non basta.
Il Mito del leader freddo e razionale
C’è ancora un’idea molto diffusa nei contesti manageriali: un buon leader sa mettere da parte le emozioni e decidere freddamente.
È un’idea seducente, ma profondamente incompleta.
Le neuroscienze lo dimostrano chiaramente: le emozioni non sono il rumore di fondo del processo decisionale, ne sono, invece, una parte fondamentale. Senza portare le emozioni a bordo del processo decisionale, la decisione sarà difficilmente sostenibile.
La domanda giusta non è “come tolgo le emozioni dal processo?” ma: “come integro tutto ciò che sono — testa, corpo, emozioni, relazioni — per prendere decisioni che reggano nel tempo?”
C’è bisogno di decisioni sostenibili, cioè scelte coerenti con i tuoi valori, che tengano conto delle persone coinvolte e che non ti lascino con quella sensazione persistente di “qualcosa non tornava”.
Cosa rende una decisione davvero sostenibile?
Una decisione sostenibile non è necessariamente quella che porta risultati nel breve periodo, ma:
- regge all’incertezza senza richiedere continue correzioni di rotta
- è coerente con chi sei e con i valori che porti avanti come leader
- tiene conto delle persone coinvolte — non solo degli obiettivi
- è intenzionale, quindi puoi comunicarla con chiarezza e difenderla con integrità
- non ti lascia con quella sensazione persistente di “qualcosa non tornava”
Nel mondo in cui lavori ogni giorno — fatto di variabili in continuo cambiamento, team da gestire, pressioni di mercato, aspettative degli stakeholder — la sostenibilità di una decisione dipende molto di più dal processo con cui l’hai presa che dalle sole logiche che portano alla decisione stessa.
I quattro livelli della consapevolezza decisionale
Una decisione sostenibile risponde a questi quattro livelli della consapevolezza.
- Consapevolezza corporea: il tuo corpo sa prima di te
Una volta ho chiesto ad un amministratore delegato di una multinazionale automobilistica come sceglieva i modelli di auto che sarebbero andati sul mercato, lui mi rispose che dopo aver valutato le relazioni degli analisti sulle ricerche di mercato, la scelta finale avveniva a naso…
Pensa all’ultima volta che hai preso una decisione su qualcosa e hai sentito una stretta allo stomaco che non riuscivi a spiegare. Oppure quell’energia inaspettata quando hai detto sì a un progetto che ti entusiasmava davvero.
Il corpo registra tutto prima della mente conscia. Quei segnali non sono debolezze, sono dati!
Prova a farlo: prima di una scelta importante, fermati un momento. Respira. Nota cosa senti fisicamente. Non devi seguire quella sensazione ciecamente, ma mettila sul tavolo come informazione significativa.
Per fare questo puoi allenare la consapevolezza corporea
- Consapevolezza emotiva: quale emozione ti sta guidando?
Giulia è HR Manager in una tech company. Da mesi rimandava una riorganizzazione del team che lei stessa sapeva essere necessaria.
Durante una sessione di coaching è emerso qualcosa di inatteso: aveva paura di perdere il controllo diretto. L’emozione che guidava le sue scelte non era la fiducia nella sua decisone. Era la paura.
C’è una differenza enorme tra decidere guidati dalla fiducia o dalla paura, per entusiasmo o per bisogno di approvazione. Non solo, la differenza maggiore la fa la consapevolezza di queste emozioni!
Le conseguenze, nel lungo periodo, sono concrete e misurabili.
La domande da farti: “Che emozione sto provando all’idea di prendere questa decisione?”, “Cosa mi sta dicendo questa emozione rispetto alla decisione?” “Che emozione vorrei provare nel prendere questa decisione?”
Per fare questo puoi allenare una delle 10 life skills: la consapevolezza emotiva
- Consapevolezza relazionale: le tue decisioni non vivono nel vuoto
Ogni decisione che prendi ha un impatto sulle persone. Probabilmente saranno le persone a mettere a terra o a boicottare le tue scelte! Per questo, il modo in cui:
- viene coinvolto il team,
- avviene la comunicazione,
- viene recepita la scelta
sono aspetti importanti tanto quanto il contenuto della decisione stessa.
Paolo non aveva fatto nessun lavoro preparatorio di integrazione delle diverse culture delle due aziende che si sarebbero dovute fondere, sui timori, sulle aspettative dei team. La scelta era arrivata come calata dall’alto, come un fatto compiuto. Risultato? Resistenza silenziosa che ha eroso dall’interno quello che i dati davano per scontato.
Prima di prendere una decisione, chiediti: “come si sentirà il mio team se…? Questa decisione rafforzerebbe o indebolirebbe la fiducia nelle relazioni chiave?”
E poi, prima di comunicare la scelta finale, chiediti come comunicarla: Sto spiegando solo il “cosa” o anche il “come” e il “perché”? “Come si sentirà il mio team?
Per fare questo potresti allenare una delle 10 life skills: la comunicazione intenzionale
- Consapevolezza cognitiva: pensare bene non basta — bisogna pensare “liberi”
In azienda succede che i leader dispongono di dati, analisi, benchmark, dashboard. Il “pensiero tecnico” funziona. Ma spesso le decisioni partono già condizionate: da errori di valutazione non riconosciuti, da pressioni culturali implicite, da narrazioni consolidate che nessuno mette in discussione.
Il risultato? Decisioni razionalmente coerenti, ma non davvero libere — e quindi non davvero sostenibili nel tempo.
I dati rispondono alle domande che gli facciamo. La vera competenza cognitiva sta nel saper fare le domande giuste — senza esserne già prigionieri.
La consapevolezza cognitiva non è solo analisi di dati e statistiche, ma include almeno altri tre aspetti che molti leader trascurano:
- Coerenza tra decisioni e valori. Prima di prendere una decisione, dovresti sempre chiederti: “questa scelta è coerente con i valori in cui credo?”
Una decisione può essere efficace sul piano pratico e allo stesso tempo in contrasto con i valori che tu, come leader, dichiari di incarnare. Quando accade, il conflitto interiore è quasi inevitabile. E quel conflitto, presto o tardi, emerge all’esterno: si crea uno scarto visibile tra ciò che dici e ciò che fai. Le conseguenze non tardano ad arrivare: le persone chiamate a tradurre quella decisione in azioni concrete percepiscono l’incoerenza e la loro motivazione ne risente.
- Includere le informazioni scomode. Quante volte cerchi inconsciamente le evidenze che confermano la scelta che hai già preso, ignorando i segnali contrari? Questa tendenza prende il nome di bias di conferma ed è una delle trappole più diffuse e costose nella presa di decisioni. Cerca attivamente ciò che mette in discussione la tua ipotesi. Invita i collaboratori ad esprimere il loro eventuale disaccordo. Chiedi: “cosa potrebbe andare storto?”
Per fare questo puoi allenare una delle 10 life skills: il Pensiero critico.
- Pensare fuori dagli schemi. Le soluzioni sostenibili raramente nascono dalla stessa logica che ha generato il problema. Fai domande che sembrano ingenue. Esplora opzioni che ti sembrano strane.
Per fare questo puoi allenare una delle 10 life skills: il Pensiero creativo.
Pensare “liberi” significa fare un passo prima: accorgersi del punto di partenza, riconoscere le lenti attraverso cui si legge la realtà organizzativa, e solo allora affidarsi all’analisi.
Come integrare i quattro livelli: non una check-list ma una qualità di presenza.
L’obiettivo non è seguire i quattro livelli come un protocollo rigido, ma sviluppare una qualità di presenza decisionale che nel tempo può diventare naturale.
Prima di prendere una decisioni prenditi un tempo per riflettere:
- fatti domande nuove, datti il tempo di lasciar emergere rispose magari inaspettate.
- costruisci una cultura in cui anche il tuo team possa portare dubbi, esprimere emozioni spiacevoli (ad esempio timore, frustrazione, fastidio, rabbia) e punti di vista diversi.
Paolo, alla fine del percorso, me lo ha detto con le sue parole: “Non ho cambiato le mie analisi. Ho cambiato come arrivo alle analisi. E tutto è diventato più leggero.”
La testa da sola non basta. Ma una testa connessa al corpo, alle emozioni, alle relazioni e a una capacità di pensiero davvero libero, fa la differenza tra una decisione che regge e una che si sgretola al primo ostacolo.
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