Le Relazioni
nel mondo del lavoro

imm-2

Dove stanno finendo le relazioni nel mondo del lavoro?

Manuela Paselli – Senior Partner LIFE SKILLS Business

Non so voi, ma da un po’ di tempo vivo un paradosso. Di fronte ad un mondo complesso che richiede ridondanza cognitiva, ovvero  la capacità di affrontare un problema da molteplici prospettive, e un’ondata informativa mai vista, che richiede specifiche competenze umane di gestione di sé e comunicative, stia sparendo nel mondo umano una competenza fondamentale: la capacità di relazionarsi. Potrebbe sembrare un desiderio romantico di chi, come me, per mestiere e vocazione ha fatto delle relazioni un punto cardine della propria vita, in realtà è un elemento che osservo nelle organizzazioni, sia quando ne faccio parte come consulente che come utente. E me ne accorgo anche per differenza, ovvero le persone che allenano e mantengono la capacità di relazionarsi in ambito professionale in maniera efficace risultano, agli occhi degli altri, come speciali, uniche, da ricercare. 

Ma perché le relazioni fanno tanta paura, o semplicemente come spesso mi sento dire: “richiedono tempo, sono faticose e io non ho tempo per ascoltare o capire cosa vuole l’altro”.?

Ovviamente nelle mia testa sono emerse delle risposte a questa domanda … e nella vostra?

Se doveste scrivere quali elementi ostacolano le relazioni nelle vostra azienda organizzazione, cosa vi verrebbe in mente?

Ho fatto una ricerca con l’intelligenza artificiale e:

  • sono emersi alcuni elementi interessanti, che ci ricordano come, per capire un fenomeno, dobbiamo guardarlo nella sua complessità;
  • ho trovato conferme rispetto a quello che osservo dal mio punto di vista, come consulente e come utente, e qualche spunto in più.

C’è un tema di responsabilità individuale e di responsabilità organizzativa. Di solito come approccio, partiamo sempre dal personale per arrivare agli altri, ma in questa riflessione voglio partire invece dalla cornice organizzativa. 

Nel nostro modello teorico le relazioni efficaci sono:

  • una questione di stile: essere assertivi, cioè capaci di affermare se stessi/e, dichiarare i propri bisogni e le proprie opinioni nel rispetto delle altre persone, delle loro idee e dei loro bisogni, senza prevaricazioni o sottomissioni;
  • una questione di spazio, ovvero un conteso in cui poter esprimere e soddisfare i propri bisogni, scegliere e prendersi la responsabilità per le proprie scelte nonché mantenere buoni confini tra le persone coinvolte.

Se a intuito può sembrare una definizione che mette in primo piano la responsabilità individuale, in realtà ci ricorda che il potere e la responsabilità individuale dipendono dal contesto culturale e sociale in cui siamo immersi e che questo non è neutro ed equo. E quindi, l’organizzazione e i suoi processi consentono davvero questo spazio? Di pancia vi arriva un sì o un no?

La ricerca fatta con l’AI, fa emergere, ad esempio tre aspetti organizzativi che ostacolano la creazione e il mantenimento di relazioni efficaci:

  • Carico di lavoro e stress: un carico di lavoro eccessivo o insufficiente può ridurre la capacità di interagire positivamente con gli altri, a causa dell’aumento dello stress.
  • Comunicazione carente: la mancanza di chiarezza, la mancanza di empatia e una comunicazione inefficace sono alla base di molti conflitti.
  • Incertezza e precarietà: Sentirsi insicuri riguardo al proprio lavoro o alle proprie mansioni a causa di cambiamenti organizzativi o di ruoli poco chiari crea disagio. 

Vi tornano? A me sì, e ne aggiungerei altri due:

  • Schemi e processi organizzativi legati ad un eccesso di controllo: queste modalità non consentono la creazione di fiducia e responsabilizzazione individuale, qualità fondamentali nelle relazioni efficaci.
  • Modelli di ruolo e di leadership autoritari, spostati sul fare, con un approccio di micromanagement e visione a brevissimo termine: queste modalità portano alla creazione di relazioni professionali inefficaci se non addirittura tossiche, sia per chi li agisce che per chi li subisce.

E la responsabilità individuale? E’ legata molto spesso a meccanismi reattivi e di protezione che le persone mettono in atto, a volte anche per validi motivi, ma che non portano a creare relazioni efficaci e costruttive. Intessere relazioni professionali che funzionino richiede di essere consapevoli di se stessi/e, saper gestire le proprie emozioni e lo stress, agire una comunicazione chiara e attivare un ascolto autentico ed empatico. Sono queste life skills che poi consento di vivere il conflitto come un confronto generativo, accogliere la diversità come un valore, acquisire nuovi punti di vista e mettere in discussione vecchie abitudini, vivere il gruppo di lavoro come una risorsa e non come un nemico.  

Faticoso? Si

Funzionale? Direi necessario se si vuole avere un futuro come organizzazioni

Realizzabile? Si, se si sceglie di agire il coraggio e fare un passo fuori dalla zona di comfort

Gratificante? Estremamente. Le aziende che hanno al loro interno relazioni efficaci, ci dice la nostra cara AI, registrano i seguenti impatti positivi:

  • Aumento della produttività:
    • La comunicazione chiara e la sinergia del team riducono errori e inefficienze.
    • L’assenza di stress e la maggiore motivazione aumentano la concentrazione e l’efficienza nella gestione del tempo.
  • Miglioramento del benessere psicofisico:
    • Relazioni positive diminuiscono ansia e stress cronico.
    • Si registra una minore incidenza di congedi per malattia.
  • Stimolo all’innovazione:
    • Un ambiente di lavoro positivo favorisce l’entusiasmo e la creatività, portando a nuove idee e soluzioni.
  • Aumento della fidelizzazione dei dipendenti:
    • Un ambiente di lavoro positivo e relazioni sane riducono il turnover, in quanto i dipendenti si sentono più coinvolti e soddisfatti.
  • Sviluppo professionale e personale:
    • Le buone relazioni professionali influenzano la carriera, la performance e le opportunità di crescita.
  • Migliore gestione dei conflitti:
    • La capacità di gestire i conflitti in modo costruttivo riduce la loro frequenza e gravità future.